Le ha puntato una pistola contro, più volte l’ha minacciata di morte, le ha detto che avrebbe “raggiunto” una cara amica morta in un drammatico incidente stradale lo scorso anno, ha minacciato il figlio adolescente, ha minacciato più volte anche l’ex marito di lei, la sua famiglia e persino la sua nuova compagna. Minacce continue, dettagliate e gravi nei confronti della donna con cui ha avuto una relazione sentimentale. “Esco e mi faccio 30 anni di carcere”, già esce perché al momento è
agli arresti domiciliari in un paese del Nolano e questo non gli ha impedito, negli ultimi due anni, di rendere la vita impossibile a più di una persona che ha avuto la sfortuna di incontrarlo. Quest’uomo ha 48 anni ed è agli arresti domiciliari dal 2023, da quando appunto ha puntato una pistola contro la donna è una sua amica da quel momento però il calvario per la sua ex compagna non è terminato. Lui ha continuato a minacciarla più e più volte e anche negli ultimi settimane queste minacce sono aumentate, telefoniche e sui social network si sono ripetute tanto da creare uno stato continuo di ansia e preoccupazione molto seria nella donna e in tutti i suoi familiari. Della vicenda si sono occupati in passato i carabinieri e la procura di Nola adesso quello che chiedono gli avvocati che tutelano la donna e la famiglia, compreso l’ex marito, è un aggravamento della misura cautelare cui è sottoposto: che vada in carcere.
Lui ha sempre dichiarato che non ha paura di fare la galera.
Nel leggere gli atti delle denunce si gela il sangue perché ci si rende conto che l’uomo dimostra davvero di non temere provvedimenti nei suoi confronti, arriva a dire che metterà una pistola in bocca ad un bambino. Quello che preoccupa è che l’uomo possa davvero mettere in pratica le sue minacce.
Troppo spesso ci capita di raccontare eventi drammatici e molti commentano “si poteva fare qualcosa”. Ecco forse il caso che vi stiamo raccontando adesso è uno di quelli, prima che si arrivi ad un atto estremo si deve far qualcosa, si deve intervenire. Le minacce sono tutte concrete, sono registrate, sono agli atti, sono scritte nero su bianco e sono gravi e circostanziate. L’uomo parla di strade ben precise dove raggiungere le sue vittime, parla di amici, fa nomi cognomi, racconta di orari e minaccia più di un bambino. Tutti rischiano di fare una brutta fine perché lui “non ha paura della galera”. E se non ha paura della galera è il caso che lo Stato intervenga al più presto e in galera ce lo mandi sul serio. Prima di piangere l’ennesima vittima da “Codice Rosso”.

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