Somma Vesuviana. Alle soglie di un consiglio comunale delicato il sindaco di Somma Vesuviana Salvatore Di Sarno ha deciso di azzerare la giunta. Per oggi alle 16 è fissata la seduta che si prospettava “inportante” per gli equilibri della maggioranza. Stamattina la decisione del sindaco che sarebbe “accerchiato” dalle richieste dei partiti della neonata maggioranza.
Lo fa con il decreto n°44 in cui scrive:
“RITENUTO che appare necessario ed inderogabile provvedere a dare un maggiore e concreto impulso all’attività politico-amministrativa dell’Ente, con l’obiettivo di portare a definizione le attività-progetti previsti nel programma elettorale presentato agli elettori;
CONSIDERATO CHE:
– in seno alla maggioranza consiliare si è venuta a determinare una situazione che richiede una verifica politica e una riconsiderazione complessiva degli assetti di governo, nella prospettiva di un effettivo e concreto rilancio dell’azione politica-amministrativa, che risulta di fondamentale importanza per il conseguimento degli obiettivi di mandato;
– per raggiungere tali obiettivi, si ritiene opportuno l’azzeramento della Giunta Comunale attualmente in carica, con la revoca di tutti i componenti, per consentire, in condizione di assoluta serenità ed imparzialità, una corretta valutazione, sempre e comunque nell’interesse esclusivo dell’Ente;
EVIDENZIATA, dunque, l’importanza e l’urgenza di garantire al Sindaco la possibilità di proseguire il programma politico e di assicurare la coesione e l’unità di indirizzo della Giunta;
DECRETA
DI REVOCARE tutti gli Assessori Comunali componenti l’attuale Giunta Comunale del Comune di Somma Vesuviana, nominati con i decreti in premessa richiamati;
DI RISERVARSI, con successivo e separato provvedimento, la nomina della nuova Giunta Comunale;
DI ASSUMERE, ad interim, tutte le deleghe precedentemente conferite”.
A dare una spiegazione politica di un gesto così dirompente ci pensa un consigliere dell’opposizione, Giuseppe Sommese, che in un duro post pubblicato pochi minuti fa scrive quanto segue.
“Non se ne può più. I cittadini hanno il dovere, a questo punto, di indignarsi e far sentire forte il dissenso verso una minoranza che governa il paese interessata solo alla spartizione delle prebende, lasciando addirittura, ancora una volta, la città senza amministrazione.
Da agosto il sindaco si muove come un’anguilla in un piccolo contenitore per non andare a casa nonostante abbia dimostrato ampiamente di non avere i numeri per garantire un governo stabile ed efficiente. Ha dimostrato di avere al suo fianco solo persone interessate all’interesse personale e di parte.
Oggi alle ore 16 è convocato il consiglio comunale e Di Sarno in queste ore ha scritto un’altra pagina buia di una telenovela senza fine che vede protagonisti il Pd, Forza Italia e il Movimento Cinque stelle. Gente che non ha nulla in comune ma resta insieme per farsi la guerra ed accaparrarsi solo poltrone e prebende. Tutto qui. La nuova puntata del melodramma sommese racconta un’altra storia degradante: il sindaco è stato costretto a mandare a casa tutti gli assessori prima del consiglio comunale di oggi altrimenti non avrebbe avuto i numeri in aula e non sarebbe riuscito a risolvere nemmeno la vertenza legata alla presidenza del Consiglio.
Insomma, Somma Vesuviana è di nuovo senza amministrazione, senza governo, senza assessori e tutto questo per consentire al sindaco di svolgere una seduta di Consiglio con la promessa ai suoi di soddisfare gli appetiti nei giorni seguenti a suon di assessorati, poltrone e stipendi.
Degradante e desolante.
Tralasciando per il momento i temi all’ordine del giorno sollevati dall’opposizione attraverso interrogazioni e mozioni che non trovano risposte da parte di chi governa, impantanati nel caos dei disastri che la minoranza ambidestra di Di Sarno sta consumando dal ribaltone fino a qui sulla pelle dei cittadini”. E conclude rincarando la dose: “Hanno perso la faccia e pure la dignità politica ma restano aggrappati al potere nel modo peggiore possibile e i cittadini pagano. Somma vesuviana paga il prezzo più alto, abbandonata nel degrado, nell’immobilismo più totale. Giù le mani dalla città. Dimettetevi e liberata la nostra terra”.

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