SOMMA VESUVIANA. Il castello d’Alagno, conosciuto dai più anche come castello de Curtis o di Totò, sta morendo nell’oblio. Non staremo qui a ricordarvi l’importanza storica del maniero che si trova su via Circumvallazione a Somma Vesuviana vogliamo però fare una riflessione ad alta voce per capire quale sarà il suo futuro.
E’ stato acquistato negli anni ’90, ristrutturato e terminato nel 2012. Da allora è rimasto chiuso.
O meglio, aperto soltanto per una persona: Emanuele Coppola.
Prima in veste di assessore alla Cultura dell’Amministrazione guidata da Raffaele Allocca chiese ed ottenne che nella struttura (il 27 giugno del 2012) si tenesse una festa privata per il pensionamento del dirigente del I Circolo didattico sommese. Mentre la festa si svolgeva fuori dal castello diverse associazioni e cittadini manifestavano la loro contrarietà ed intervennero anche i carabinieri. Poi alcuni di quelli decisero di fare volantinaggio informativo sulla questione (Pd, la Sinistra per Somma, l’UdC, l’Italia dei Valori, La Fabbrica Vesuviana, la Fiom, Legambiente, il Torchio, l’associazione C.a.s.a. Cittadinanza attiva per i beni comuni, l’Arci e Onda Bianca) “Restituiamo il castello d’Alagno ai cittadini”, dicevano. E come non essere d’accordo? Da allora sono trascorsi quasi 4 anni e l’unico che ci è potuto rientrare, sempre e soltanto a scopi di lucro personali (un produttore realizza un film per farlo proiettare e guadagnarci se poi lo sta facendo per farlo vedere gratis, ma non è accaduto con il primo docufilm, allora è diverso), è stato proprio Emanuele Coppola.
Nel 2015 ha prodotto un documentario “Magma” e per lui non solo si aprirono, ma si spalancarono, le porte del castello. Da un comunicato stampa dell’aprile 2015 si evinceva che “Magma”, era “finalizzato a promuovere le bellezze artistiche, architettoniche ed archeologiche di Somma Vesuviana”, che sarebbe stato proiettato e che “Parte dell’incasso (il 50%) sarà destinato al finanziamento del restauro delle opere artistiche ed architettoniche di Somma Vesuviana ed in particolare opere del complesso di Santa Maria del Pozzo”. Di questo famoso 50% degli incassi destinati ai beni della città non ne abbiamo avuto notizia.
E’ passato però un anno e Coppola è nuovamente produttore di un altro docufilm: “Sussuvio”. Anche questa volta le porte del castello si sono aperte grazie ad una determina che ha anche autorizzato un dipendente comunale al lavoro “straordinario”. Si tratta della n° 38 del 15 gennaio 2016 “LA MANIFESTAZIONE “SUSSUVIO ARTE E CULTURA ALLE FALDE DEL VESUVIO-DOCUMENTARi”, PRESSO CASTELLO D’ALAGNO PER IL GIORNO 17/01/2016 AUTORIZZAZIONE LAVORO STRAORDINARIO PER IL PERSONALE DELLA PO4″ (non cercatela sull’albo pretorio on line, è l’unica che non può essere scaricata e aperta).
Coppola è potuto entrarci con diverse persone, che solo perchè suoi amici e senza nessuan competenza tecnica, culturale, cinematografica o altro hanno potuto fare foto, riprese, salire sui torrioni (che a detta dei tecnici non sono agibili perchè pericolosi). Ha potuto fare quello che migliaia di cittadini sognano di fare da tempo, ma non possono e ci guadagnerà anche alla faccia dei sommesi (fateci passare l’espressione).
Ora viene da chiedersi: perchè il Castello non è aperto al pubblico?
Perchè non ottiene il collaudo?
Perchè resta chiuso mandando a monte anche le costose opere di ristrutturazione?
Perchè non può diventare sede museale per conservare alcune delle opere ritrovate, ad esempio, negli scavi archeologici della Villa Augustea?
Perchè non può diventare una biblioteca con sala convegni?
Perchè non può essere visitato dai cittadini che non hanno amici “eccellenti” o produttori di docufilm?
Ci auguriamo che l’assessore al Patrimonio, alla Cultura, il sindaco, i partiti politici di maggioranza e opposizione ci facciano capire perchè questo bene deve restare chiuso o deve essere aperto solo per i “figli della gallina bianca”.

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