SAVIANO. Un’asse Somma-Saviano diretto col Brasile alla base dell’inchiesta che questa mattina ha portato all’esecuzione di due misure cautelari, una nei confronti di un dipendente del Comune di Somma Vesuviana e l’altra di una cittadina brasiliana (mente dell’operazione criminosa) e che vede tra gli indagati anche una funzionaria del municipio savianese.
Nei confronti della donna, 53 anni residente a Saviano, una serie di prove, soprattutto telematiche, oltre ad essere presente nel “libro paga” della brasiliana in cui, affianco ad ogni certificato o pratica annotava la cifra corrisposta ai due dipendenti comunali. Per lei però il Gip Enrico Campoli ha evitato la misura cautelare, come invece era stato chiesto dal pm Giuseppe Visone della procura di Nola che ha coordinato le indagini compiute dai carabinieri della Stazione di Somma Vesuviana (agli ordini del maresciallo Raimondo Semprevivo). Per il Gip, infatti, il centro dell’agire illecito va individuato nella cittadina straniera e nel funzionario dell’Ente sommese e le misure adottate nei loro confronti sono appunto necessarie come freno per il perpetuarsi delle medesime condotte. Mentre la funzionaria di Saviano il suo agire appare circoscritto ad un numero minore di pratiche rispetto a quanto avvenuto a Somma.
Ma resta indagata e contro di lei il fatto che è stato appurato che nessun controllo veniva svolto sulla regolarità dei documenti posti a sostegno delle istanze di cittadinanza italiana da parte della brasiliana indagata. Anche lei inoltre, come il collega sommese, figura nel “libro” paga sequestrato presso l’abitazione della donna straniera.
La funzionaria, come il collega, è stata già ascoltata nei mesi scorsi dagli inquirenti, ha negato di essere stata pagata ed ha ammesso delle “leggerezze” nel compilare gli atti.

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