giovedì 3 Aprile 2025
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Pretendeva l’intera ditta di dolciumi, arresto per tentata estorsione mafiosa

QUARTO. Pretendeva l’intera ditta di dolciumi, arrestato socio per tentata estorsione mafiosa. Più che una fetta Antonio Castaldo la ‘torta’ la pretendeva per intero e ad ogni costo: fino a chiedere l’intervento di elementi di spicco del clan Moccia. 

I carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno arrestato Antonio Castaldo, 55enne, imprenditore di Afragola, in esecuzione di di un provvedimento del gip del Tribunale di Napoli per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo quanto ritenuto dal gip, le indagini – coordinate dalla Dda (Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli) – hanno evidenziato la volontà di Antonio Castaldo di entrare in possesso della totalità delle quote di un esercizio commerciale di dolciumi, grazie alla spendita del nome ed all’intervento diretto di elementi di vertice del clan Moccia, egemone nei comuni di Afragola, Casoria e zone limitrofe.

Le quote societarie della ditta – una impresa di dolciumi presente nel Centro zona commerciale della città di Quarto – erano rispettivamente suddivise al 50% tra i due soci, due imprenditori di Afragola ma uno di loro, Antonio Castaldo ad un certo punto ha iniziato a pretendere l’intera cessione delle quote societarie dell’impresa di dolciumi. Ne era fortemente interessato tanto da non farsi nessuno scrupolo nei confronti del socio arrivando a intimidirlo «con minacce sia esplicite che implicite, queste ultime consisitite in particolare nell’intervento mafioso – scrive il gip – di persone riconosciute anche dalla vittima stessa quali vertici assoluti del sodalizio camorristico noto come clan Moccia, storicamente e attualmente egemone nel territorio». 

Antonio Castaldo, dunque, pur di acquisire il controllo dell’intera società dopo diversi rifiuti era passato alle maniere ‘forti’ e si rivolge prima a Salvatore Scafuto, alias ‘Tore ‘a carogna’, quest’ultimo noto come esponente di assoluto rilievo del clan Moccia – in passato killer e nel tempo afferamtosi come appartenente alla pericolosa cerchia dei ‘senatori’ del clan, oggi collaboratore di giustizia – e successivamente alla stessa Anna Mazza, la donna, scrive il gip nell’ordinanza: «capo indiscusso del clan unitamente ai propri figli (Luigi, Angelo e Antonio Moccia), affinché inducessero il socio di Antonio Castaldo a cedergli tutte le quote societarie.

Salvatore Scafuto: «Mi ha detto Castaldo di dargli una mano a fargli prendere il negozio – si legge nell’ordinanza – lui mi deve dare 100mila euro e se si prende il negozio riesce a pagarmi. Questo mi ha chiesto una mano per prendere il negozio e tu glielo devi dare..». Ma la vittima delle continue pretese non ha ceduto né, quindi, si era mai recato dal notaio per formalizzare l’atto di cessione. A quel punto Antonio Castaldo decise di chiedere l’intervento della ‘vedova’, Anna Mazza (soprannome che evoca il rapporto col capo clan Gennaro Moccia, ucciso in un agguato camorristico). La donna lo farebbe convocare nella propria abitazione per avere spiegazioni «sulla questione di Castaldo» ma la vittima – di certo sentitasi intimidita – mise subito tutto a tacere dichiarando che in merito alla vicenda aveva già sporto denuncia ai carabinieri e del Castaldo se ne sarebbe occupato la Magistratura. A quel punto la vedova Moccia sentite la parola ‘denuncia’ aveva desistito: «Allora io mi tolgo di mezzo perché voi mi mandate in galera», limitandosi ad accompagnare la vittima alla porta.

Dalla vicenda sono partite le indagini del Nucleo investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna – svoltesi tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 – conclusesi oggi con l’arresto di Antonio Castaldo per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’imprenditore, incensurato, è agli arresti domiciliari

Le indagini dell’intera vicenda non sono concluse. Restano diversi punti di domanda in sospeso: E’ vero che il cosiddetto ‘Tore ‘a carogna’ avanzava un credito di 100mila euro nei confronti di Antonio Castaldo? E da qui la ragione che lo avrebbe spinto ad intervenire a favore della cessione delle quote societarie in suo favore? Non solo. Perché Antonio Castaldo si sarebbe speso il nome degli esponenti del clan Moccia? E perché la vedova del defunto capo clan sarebbe intervenuta per informarsi della ‘questione Castaldo? Diversi sono i punti di domanda sospesi. Diverse le ipotesi investigative di una vicenda che non si è ancora conclusa del tutto.

 

 

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