Somma Vesuviana. Legami, parentele, affetti e affari. Si mescola tutto nella vita degli imprenditori di Somma Vesuviana Antonino Porricelli, 37 anni e la moglie Maria Luisa Cozzolino 36 anni. Lei soprattutto è al centro dell’inchiesta: socia dell’assessore di Nola, ormai ex, Gianpaolo De Angelis nella Gifra srl che era solo formalmente amministrata dalla Cozzolino e De Angelis, ma che nella sostanza era dei Fabbrocino che a loro avevano intestato la proprietà delle quote sociali.
Proprio il politico, infatti, nutriva scarsissimo interesse per l’andamento dell’attività imprenditoriale, mentre la Cozzolino appare agli inquirenti particolarmente partecipe alla gestione dell’impresa, cura personalmente i rapporti con i clienti, ricevendo gli ordinativi, occupandosi del recupero dei crediti, gestendo i dipendenti e apparendo esteriormente come l’unico vero “dominus” della Gifra. Ma hanno poi accertato che le apparenti doti manageriali della donna erano smentite dagli esiti dalle intercettazioni, sia le conversazioni tra presenti avvenute nei locali dell’impresa, sia quelle captate nei secondi immediatamente precedenti l’inizio delle conversazioni telefoniche (cioè quando gli interlocutori non ritenevano di poter essere intercettati) hanno messo in luce la costante presenza presso quegli uffici proprio di Giovanni Prevete, cognato de nuovo reggente dei Fabbrocino, Giovanni. Personaggio carismatico che si imponeva sulla Cozzolino rendendola mera esecutrice delle direttive di Prevete. Gli inquirenti sostengono che la prima ipotesi che avevano fatto riguardo alla Cozzolino, fin dal suo precedente lavoro, come prestanome di esponenti della criminalità organizzata operante nell’hinterland vesuviano trovava conferma nel legame sentimentale che la unisce a Porricelli, che sposa nel luglio del 2012. Porricelli è, come si legge nella fitta documentazione redatta dalla Dia, legato da “comparaggio” al collaboratore di giustizia Fiore D’Avino, boss indiscusso negli anni ’80 e ’90 a Somma e non soltanto, e figlio del defunto Giovanni, detto “sette pistole”, che negli 1996 finì in carcere come destinatario dell’indagine NU.MA. conclusasi con la condanna di Porricelli proprio per associazione a delinquere di stampo camorristico e ritenuto organico al clan D’Avino-Orefice. Ma oltre agli affari di famiglia, lo stesso padre di occupava di edilizia e aveva poi passato la società di famiglia ad i figli. Anche le frequentazioni erano “discutibili”. Nel 2010 Antonino è stato controllato in auto dai carabinieri insieme a Prevete. Ma lei non era da meno. Nel 2009 finisce intercettata, in più occasioni, dai carabinieri di Castello di Cisterna nell’ambito della vasta indagine per catturare i fratelli Pasquale e Salvatore Andrea Russo, primule rosse della camorra per oltre 15 anni. Intercettazioni in cui conversa, in più occasioni, con Antonio Iovino imprenditore coinvolto in diverse inchieste per camorra e che si vantava di essere il “figlioccio” di Mario Fabbrocino.
DA CRONACHE DEL VESUVIANO DEL 1 APRILE

Sostieni la Provinciaonline
Il nostro giornale è libero da influenze commerciali e politiche e così vogliamo restare. Voi con il vostro piccolo aiuto economico ci permettete di mantenere la nostra indipendenza e libertà. Un piccolo o grande aiuto che permetterà alla Provinciaonline di continuare ad informarvi su quello che tanti non vogliono dirvi. Clicca qui e aiutaci ad informare ⬇️.